Ma io non ci credo/E se non ci riesco? - Le domande più frequenti sull'ipnosi regressiva
Non credo nelle vite passate. Temo di non vedere niente. Facciamo chiarezza sui due dubbi comuni
3/6/20261 min read
Ma io non ci credo" — e se non ci riesco?
Sono le due domande più frequenti che mi vengono rivolte. Spoiler: non serve crederci, e quasi certamente ci riesci.
Non devi crederci
La regressione ipnotica è una tecnica. Come tale, funziona indipendentemente da ciò che ne pensi, esattamente come un massaggio rilassa i muscoli anche se sei scettico sui suoi benefici.
Non ti chiederò di abbracciare nessuna credenza spirituale, né di accettare l'idea della reincarnazione.
Sospendi il giudizio per la durata della sessione: raccogli le informazioni, goditi l'esperienza, dàlle la spiegazione che preferisci, dopo.
O non dartela proprio. Funziona lo stesso.
Che si tratti di vite realmente vissute, di simboli dell'inconscio o di archetipi universali, è una scelta che rimane tua — e che non cambia la qualità di ciò che emerge.
E se non ci riesco?
La trance ipnotica non è uno stato misterioso o straordinario. È una condizione naturale che ognuno di noi conosce già: è quella soglia tra veglia e sonno, è l'assorbimento totale in un film, è il pilota automatico durante una passeggiata. Ci entriamo ogni giorno senza accorgercene.
Detto questo, in rari casi può capitare — soprattutto al primo tentativo — di non riuscire a rilassarsi del tutto. La mente è troppo vigile, c'è un senso di allerta, o semplicemente non è ancora il momento giusto. È una risposta legittima, e viene rispettata: è l'inconscio del cliente a guidare sempre il processo, non l'ego dell'accompagnatore.
In tutta la mia esperienza, una sola persona non è entrata in fase al primo tentativo. Alla seconda induzione, è riuscita, e ha vissuto un'esperienza completa.
...E dopotutto...
Brian Weiss — lo psichiatra che ha portato la regressione alle vite passate all'attenzione del mondo con il suo Molte vite, molti maestri — prima di riuscire a fare la sua prima regressione ha dovuto ritentare quaranta volte.
Quaranta. Se il padre moderno di questa pratica ha avuto bisogno di tanta pazienza, c'è poco da preoccuparsi se al primo tentativo la mente fa un po' di resistenza.
Il processo rispetta i tuoi tempi. E quasi sempre, basta darsi la possibilità di provarci.
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